lunedì 25 luglio 2011

A change of season: il nuovo Maurizio Cometto

"Seasons change and so can I
Hold on Boy
No time to cry
Untie these strings
I'm climbing down
I won't let them push me away."
Così cantava James La Brie nell'ormai lontano 1995. E, come "A change of season", anche "Cambio di stagione" di Maurizio Cometto è una suite. O, se preferite, un concept degno di "Tommy" e "The wall", "Streets" e "Tiranny".
Intendiamoci. "Cambio di Stagione" è un romanzo: è il nuovo romanzo di Maurizio Cometto. Non fatevi trarre in inganno dai titoli dei capitoli che li fanno assomigliare a racconti. Sono fotografie di un'unica, cupa storia ritmata come un concept album.









E' la storia che Cometto doveva scrivere, prima o poi, per uscire dall'età dell'innocenza e dei ricordi, fin da quando "Il costruttore di biciclette" (Edizioni Il Foglio, 2006) lo ha imposto all'attenzione di un pubblico ristretto ma esigente e lo ha presentato quale voce personalissima nel pantheon di un nuovo fantastico italiano. Le accelerazioni e la durezza di alcune parti del successivo "L'incrinarsi di una persistenza" (Edizioni Il Foglio, 2008), in realtà, ora lo sappiamo, erano solo un accenno del cambiamento, laddove il fulcro dell'antologia era ancora il puro sense of wonder, declinato come al solito secondo stilemi e temi sorprendentemente maturi, ma sempre disimpegnato e in qualche modo sereno.
2011. Ora qualcosa è cambiato. Questo nuovo romanzo spezza le catene che tenevano ancorato Maurizio alla stagione dell'incanto, della meraviglia fine a se stessa, per lanciarlo verso lidi diversi, incerti e frastagliati, dove la sua prosa pura possa profittare appieno di nuovi venti e scandagliare acque sconosciute.
Cambio di stagione è un titolo quanto mai appropriato. Cometto perde l'innocenza, sporca il suo fantastico con la critica sociale, affossa nel paradosso le certezze sclerotizzate del nostro vivere quotidiano. E la società di cui scrive non è solo, astrattamente, la civiltà occidentale, la tecnologia, il presente del mondo: il suo nome è Torino e il cognome Italia.
Nessun alibi: l'attacco è frontale e porta a un processo senza appello. Se il fantastico comettiano si è sempre rivolto al quotidiano usando come feticci scardinatori gli oggetti che accompagnano la nostra vita piuttosto che medioevi fatati o futuri degradati, oggi è l'intera struttura sociale di un'Italia imbolsita e qualunquista che va stretta all'autore piemontese. In fondo, un passo perfettamente calibrato, in qualche maniera immaginabile, ma coraggioso e maturo. Ci vogliono palle. Quanti hanno il coraggio di andare dritti al cuore del problema senza avere alle spalle una notorietà protettiva? Quanti si accontentano di navigare in superficie? Coraggioso, sì.
Dal terrore ipnotico, ritmato, inglese del primo capitolo ("Lo smeraldo a porta nuova", che pare sottratto a una sceneggiatura del vecchio Doctor Who) in poi, il crollo è verticale. In fondo Cambio di Stagione è il racconto di un definitivo cambiamento nella vita di un uomo, la vendetta silenziosa, addirittura inconsapevole di fronte all'incancrenirsi della struttura sociale. La verità è che non abbiamo anticorpi per un virus della normalità: non ci accorgeremmo certamente di una malattia sociale se il cambiamento non fosse sconvolgente. Cometto ci fa capire che siamo inermi.
E ne "Lo smeraldo", che suggerisce una silenziosa invasione aliena, ha origine un contagio che metterà radici col passare dei capitoli, crescendo attraverso vari snodi (le cancrene de "L'invisibile battaglia" e "Necrosi") fino alla deflagrazione esoterica conclusiva de "L'angelo della morte". In mezzo, la vita di un uomo, di una combriccola sfilacciata di amici per caso, di un'industria di impiegati e colletti bianchi, di una città sbiadita nella continua, stanca fotocopia di se stessa. In questo panorama di statue di sale e sorrisi prestampati, il cambiamento, interno o esterno che sia, stenta a essere riconosciuto anche dallo stesso protagonista. E qui, secondo me, sta il vero colpo di genio comettiano. Il mutamento è sempre indotto, alieno, incomprensibile, e si insinua in un mondo troppo bloccato per farsi consapevole. Fabrizio/Maurizio ci arriva tardi, attraversando senza colpo ferire una rivoluzione armata ("I restauratori"), una possessione ("L'altra casa"), fino al primo punto di svolta del capitolo "Cambio di stagione", che dà il nome al romanzo, in cui finalmente Fabrizio esplode. Ed è proprio la rabbia, il fuoco devastatore della vendetta, l'unico grimaldello in grado di scardinare il peraltro fragile muro della realtà. Cos'altro sono, se non vortici di rabbia, i mulinelli misteriosi che, in "Centrifuga lunga", fanno a pezzi l'azienda di Fabrizio?
E il finale non riserva necessariamente un sorriso liberatorio. Ci aiuta a capire che la cancrena che ha invaso la città era forse un anticorpo scatenato contro una malattia più profonda (l'assuefazione?), ma non può e non deve lasciare troppe speranze in mezzo alle macerie.
Un romanzo circolare, doloroso, la presa di coscienza di essersi spinti troppo in là nella routine. Una Torino incantata, dormiente, fa da sfondo a battaglie epocali. Il fantastico di Cometto è portatore di orrori che rimangono sempre un passo oltre la soglia. Si fa presentare da un linguaggio snello e rigoroso che non concede nulla al pathos, accentuando così magistralmente il senso claustrofobico di tragedia imminente che pervade il libro. Resta minimalista laddove si riferisce ai massimi sistemi. Non si fa prendere dalla foga, insomma. Non concede nulla ai critici. Niente sbavature, nessun aumento di tono. E' questa ipnosi apparente, questo precipitarci nel sogno che rende ancor più orribile l'incubo che si delinea oltre la porta. Cambio di Stagione è un capolavoro a metà fra fantascienza, orrore e fantastico tout court. Dentro ci sono Brown, Dick, il Roy Mann di Sclavi e chissà quanto altro, oltre ai suoi amati romanzieri argentini, ma soprattutto c'è un Cometto che risplende di luce propria, caso estremamente raro nel panorama italiano. Le influenze stilistiche provenienti dall'Inghilterra, dall'Argentina e dalle penne più cupe dello stivale non fanno altro che nobilitare un cambio di stagione sorpendentemente e meravigliosamente maturo. Il problema a questo punto sta nel capire se il pubblico italiano sia abbastanza maturo da digerire chi non rielabora, a volte stancamente, temi e toni stranieri. Se una voce personalissima abbia diritto di cittadinanza in patria.
Spero che l'Italia e il mondo si accorgano di quali narratori è capace la penisola. Che Cometto esploda, finalmente, e non rimanga relegato al vero underground in cui è cresciuto e dove le sue cupe profezie rischiano a lungo andare di inaridire coperte dalla patina di un'incessante, spaventosa normalità. 
Che la paranoica congiura degli oggetti e degli utensili per il trionfo e la conservazione dell'ordine costituito non vinca ancora una volta, rivelando a noi, spaventati ed assuefatti lettori, di essere parte integrante della normalità aliena di "Cambio di stagione".

mercoledì 20 luglio 2011

Assedio ligure: sabato 23 Luglio

Chi volesse incontrare Vincent Spasaro e chiacchierare tranquillamente di Assedio, potrà farlo Sabato 23 Luglio alle 20,30 a Finale Ligure (SV) in Piazza Vittorio Emanuele II, nel corso della manifestazione Vento Lettarario.

Con lui saranno presenti i nuovi direttori di 'Fantastico e altri  orrori', Maurizio Cometto e Luca Barbieri, e si parlerà anche del nuovissimo "Cambio di stagione", del western horror "Five fingers" e delle inedite direzioni che prenderà la collana sotto la guida di questi due loschi figuri.

Nella stessa manifestazione Rossella Anelli presenterà  il divertentissimo "Singles incazzate" e l'editore del Foglio, Gordiano Lupi, parlerà di "La patria è un'arancia", dell'autore cubano Felix Luis Vieira.

Ecco l'evento su FB:
http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=193912807323012


See you